Ode ai treni persi

Ode ai treni persi, alle occasioni che non torneranno, ai momenti sbagliati nei luoghi sbagliati.

Non ho visto forza rinnovatrice più forte di ciò che possono mancanza ed errore.

Chiare panoramiche del mondo a me circostante mi sono state concesse solo a prezzo di vedere spazzato ciò su cui il mio stretto campo visivo si stava concentrando.

Anche perché, altrimenti, nemmeno potevo sapere su cosa e quanto stavo concentrando tempo ed energie.

giovani padawan crescono

È un periodo che degli oggetti cadono, o si assestano da stati di equilibrio instabile per altrimenti trascurabili apporti di energia, in mia presenza.
Probabilmente è solo questione di sampling bias e questi oggetti si assestano allegramente anche in mia assenza.
Ma magari, stai a vedere, che è la Forza.

Semplice

semplice, da Pianigiani 1907, Vocabolario Etimologico (da etimo.it)

Non trovo la ragione per cui dovrei complicare il pane per poterlo sfornare su un blog. Fare costrutti attorno a banalità altrimenti monoriga, rendere illeggibili pensierini da prima elementare abusando d’ipotassi.

È esercizio di scrittura se ne guadagna in qualcosa, a spanne direi in leggibilità.
Altrimenti lo è tanto quanto guidare un bus contro un negozio di vernici sia un esercizio di pittura.
O quanto questo sia esercizio di idraulica*.

Senza sofisticare, quindi: cosa mi sta accadendo adesso?
Sono sereno perché mi sono tolto un peso: non una massa metafisicamente accelerata di pessimismo cosmico, ma un esame del semestre scorso, in arretrato dopo un’estate intensa.
Ora, pur non libero da impegni accademici, sto assaggiando il tempo veramente libero, quello non fatto di quarti d’ora consecutivi, rubati a qualcos’altro. Punto.

Dopo il brusco cambio di routine, che mi ha lasciato per qualche ora in balia di panico & sconforto e il loro sempreverde «ed ora, cazzo fai?», gl’innumerevoli «voglio fare questo e quello, ma non ho tempo» sono riemersi dall’oblio. Ora ho una lista di persone da sentire dopo tempo e d’idee appena annotate, da concretizzare. Da inquietante soggetto quale sono, ho anche trovato il tool per tenerne conto: questo. Sto anche procrastinando tutto ciò – atto che ora non è solo abbominio (sic), ma anche positivo indicatore d’impegni presi.

Qui mi fermo. Approfondire, in questo momento mi costringerebbe a speculare sugli sviluppi in un ambito -quello delle relazioni interpersonali- in cui non ho la benché minima competenza, né a livello di comprensione, né tanto meno di predittività.

Esercizio concluso. Questa specie di simple english Wikipedia della di me testa è crivello impietoso che mi permette di intrappolare le banalità che vorrei complicare, ed è strumento per produrre contenuto senza perderlo in oceani di contenente, salvandomi quindi dal dipingere tele d’acquaragia. Magari mi porterà a produrre ciò più immeritevole di battitura ci sia, ma sarà ad alta digeribilità, perlomeno negli intenti.

Devo azzardare un analogia: l’unico post ch’io osi reputare leggibile è uno che non va molto più in là del concreto: quello sulle reti sociali. [seguito: qui ce ne sono per un crescente numero di film, che presumo siano più interessanti dei miei amici su facebook]

Lo è senza per questo sacrificare quell’inconsuetudine che -con molta presunzione- credo faccia di me colui che sono e che -questo devo ripescarlo dai miei trascorsi più abissalmente fognari- più d’ogni altra mia specificità è ciò che mi rende entusiasta della mia esistenza.

Ecco, voglio essere più come quel post, ora che ho appena dimostrato non vuol dire essere necessariamente più freddi, e meno illeggibile quanto viscoso prodotto di sega mentale. Che, col rischio d’esser tacciato di ovvietà, non significa né come quel postassolutamente leggibile.

La credo una scelta coraggiosa, perché mai come ora credo di avere in serbo una valanga di “argomenti” più difficile da rendere semplicemente di “riassunto delle puntate precedenti”.

… qui, come in una battuta pessima, dovrei spiegare l’uso metaforico che ho fatto di scrittura e leggibilità. Invece premo schifato “pubblica”, smetto di ritoccare frasi ed aggiungere elisioni desuete, sento le persone, metto in pratica le idee e inizio a scrivere, più plain-and-simple-puossi, cosa credevo di aver capito del mondo.

* idraulica intesa come plumbing, non come hydraulics. Doverosa precisazione in una lingua in cui il geometer -un tipo di matematico- e il surveyor -un libero professionista- sono omonimi.